La rinascita in forma cooperativa del Birrificio Messina

Birrificio Messina

La Fondazione di comunità di Messina attiva e sostiene start up di imprese virtuose, anche attirando capitali, attraendo talenti creativi  e mettendo in moto processi di sviluppo economico in un territorio, quello messinese, quotidianamente depauperato e da cui fuggono le risorse umane più competenti. Emblematico l’esempio del Birrificio Messina: col supporto della Fondazione di Comunità, nel 2015 riparte una produzione locale di successo che ha a lungo marcato l’identità della zona prima di essere chiusa e non perché economicamente perdente.

Per far ripartire una produzione tradizionale della città, oggi incarnata dalla cooperativa Birrificio Messina (15 soci fondatori) negli ultimi due anni la Fondazione di Comunità di Messina ha lanciato una campagna pubblica finalizzata all’attivazione della domanda locale e al fund raising, ha predisposto il piano industriale insieme ai soci della cooperativa e attratto capitali per oltre due milioni di euro. Il Birrificio Messina comincerà a produrre in autunno e ancora prima di partire ha un portafoglio ordini per oltre 50mila ettolitri di birra. Questi volumi di vendita erano previsti solo al quarto anno di attitivà del birrificio.

La storia del Birrificio Messina. La produzione della Birra Messina risale al 1923, avviata con un certo successo dalla famiglia Lo Presti-Faranda. A fine anni ’80 viene acquistata dalla Dreher a sua volta poi acquisita dall’Heineken che fa di quello di Messina uno degli stabilimenti di punta in Europa (80 dipendenti nel periodo di massimo fulgore) con quote di produzione che superano i 600mila ettolitri l’anno. In quel periodo lo stabilimento messinese vince per cinque anni di seguito il premio per la migliore produttività di Heineken Europa. Quando a fine anni ’90 Heineken decide di ingrandire lo stabilimento, rimane impantanata in pastoie burocratico-amministrative e decide di trasferire a Messafra in Puglia il grosso della produzione, continuando però a imbottigliare in parte a Messina. Ma i costi di trasporto sono troppo alti.

Nel gennaio 2007 Heineken annuncia che lo stabilimento di Messina cesserà le proprie attività produttive e trasferirà i dipendenti nelle sedi sparse in tutta Italia Dopo qualche settimana dall’annuncio della chiusura, e molte proteste dei lavoratori, si candidano all’acquisto gli eredi della famiglia Faranda, già originaria proprietaria della birreria; le trattative si protraggono per un anno e si concludono con la cessione del ramo di azienda per poco più di 4 milioni di euro. Le maestranze allora occupate si impegnano a trasferire il loro Tfr dalle casse Heineken a quelle della società  che subentra (Triscele srl).

Heineken non cede però il marchio Birra Messina che produce tutt’oggi e il nuovo birrificio (Triscele Srl) lancia due nuovi marchi di birra (Birra del Sole e Patruni e Sutta). A quella data, gli impianti dello stabilimento messinese avevano una capacità produttiva e di confezionamento che oscillava fra i 400mila e i 600mila ettolitri ma gli venivano utilizzati solo per ca. 40mila ettolitri pur a fronte di una domanda di mercato molto elevata.

La ‘crisi’. Pur in presenza di una consistente domanda di mercato, ma da un certo momento in poi i proprietari contraggono la produzione, sostenendo che per tenere il passo serve un ammodernamento degli impianti che vorrebbero edificare in un altro luogo, chiedendo e ottenendo, nello stesso tempo, (e grazie anche all’occupazione del Consiglio Comunale da parte degli operai), il cambio di destinazione d’uso del vecchio stabilimento situato a ridosso del centro della città, destinato ad area residenziale. Il vero obiettivo della proprietà risulta invece essere una speculazione immobiliare e gli operai ne capiscono le reali intenzioni quando ricevono le lettere di licenziamento.

 A questo  punto avviano un presidio permanente durato un anno e mezzo davanti allo stabilimento, nel corso del quale riescono a ottenere che la regione siciliana ponga sull’intera area il vincolo di interesse storico ed etnoantropologico. In questo modo l’operazione di abbattimento del vecchio stabilimento si blocca, ma non le procedure di licenziamento collettivo dei birrai, che vengono collocati nelle liste di mobilità.

La Cooperativa Birrificio Messina. Il nuovo inizio, invece, ha un’altra storia, lunga appena due anni. Ed è tutta un’altra storia. Quindici ex dipendenti della Triscele Srl scelgono di ripartire, di non restare nei percorsi assistenziali, di tornare alla loro professionalità in forma di cooperativa. E fondano il Birrificio Messina nell’estate 2013.

Sin dall’inizio di questo nuovo percorso, la Fondazione di Comunità di Messina è al loro fianco. Insieme, Fondazione e cooperativa, realizzano una pianificazione economico-finanziaria del nuovo Birrificio rigorosa e credibile, tanto che la Fondazione riesce a coinvolgere investitori e finanza specializzata attraendo per il Birrificio più di due milioni di euro. Cifra, questa, necessaria per integrare il capitale proprio dei 15 lavoratori che destinano alla cooperativa il proprio TFR e la rimanente parte dei fondi relativi all’indennità di mobilità. In tutto, le risorse ammontano a circa tre milioni di euro, e coprono il fabbisogno del nuovo start-up (capannoni, attrezzature, materie prime).

Nella logica dell’economia civile che guarda ai mercati come beni relazionali la Fondazione lancia un piano di comunicazione sociale finalizzato ad attivare un fondo partecipativo, oggi trasferito come capitale sociale della cooperativa, e attiva una domanda locale che “sceglie la propria birra” perché di qualità, perché a prezzi competitivi e perché restituisce lavoro e

dignità a 15 propri conterranei.

La campagna genera ordini per oltre 50mila ettolitri a produzione non ancora avviata. Nel piano d’impresa, simili volumi di vendita erano previsti a regime, dal quarto anno di attività del Birrificio. Le risposte sono, dunque, ben al di sopra delle previsioni del piano di impresa: le richieste arrivano non solo dall’area dello Stretto, ma anche dall’Australia, dal Sud America dove vivono comunità di emigrati affezionate al prodotto della loro terra di origine.

In autunno parte la produzione. Il tour de force per avviare la produzione sta per concludersi. Nell’autunno 2015 i primi mezzi ritireranno nei capannoni la nuova birra da distribuire. I birrai riportano in città l’orgoglio di una eccellente lavorazione industriale.

Tre saranno le prime etichette: la classica, la cruda e la linea ad altissima qualità.

Partecipano all’iniziativa:

CFI – Cooperazione Finanza Impresa che ha deliberato e in parte erogato 300 mila euro, tra capitale sociale e leva finanziaria,

Coopfond, la società che gestisce il Fondo mutualistico per la promozione cooperativa alimentato dalle cooperative che aderiscono a Legacoop, che delibera e eroga altri 300 mila euro,

IRCAC che destina 500 mila euro;

la Fondazione di Comunità di Messina che versa 60.000 euro come quota di capitale sociale in qualità di socio sovventore;

la BCC Antonello da Messina che erogherà altri 360 mila euro nell’ambito di una convenzione con la Fondazione;

SEFEA che ha deliberato e versato ulteriori 100.000 euro sempre nell’ambito di una intesa strategica con la Fondazione;

Finvalv Srl, finanziaria del gruppo Valvitalia di Salvatore Ruggeri, imprenditore messinese che decide di sostenere un progetto di riscatto della sua terra d’origine, sempre in intesa con la Fondazione, e delibera altri 250 mila euro.

Infine, con ulteriori 600 mila euro verrà acquistata una linea autonoma della catena produttiva attraverso Unicredit Leasing. 

Il tour de force per avviare la produzione sta per concludersi. Nell’autunno 2015 i primi mezzi ritireranno nei capannoni la nuova birra da distribuire. I birrai riportano in città l’orgoglio di una eccellente lavorazione industriale.

Tre saranno le prime etichette: la classica, la cruda e la linea ad altissima qualità.

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