Il Primo maggio si celebra anche garantendo tutele per i lavoratori più vulnerabili, travolti dalla pandemia

Insieme al Forum Diseguaglianze e Diversità e all’AsVis, la Fondazione di Comunità di Messina chiede che, nel decreto che il governo sta preparando in questi giorni, siano inseriti strumenti in grado di proteggere tutte e tutti, con risposte mirate in funzione dei bisogni effettivi. A tal proposito da ormai tre settimane il Forum DD, di cui la Fondazione è fra i fondatori, e l’AsVis hanno avanzato la loro proposta,  finalizzata a garantire un reddito per i 6-7 milioni di lavoratori esclusi dal decreto “Cura Italia” e una più giusta e progressiva tutela per le lavoratrici e i lavoratori autonomi. Si tratta di interventi temporanei e finalizzati ai più vulnerabili e deboli. “Nessuno resti indietro”: questo l’obiettivo urgente delle proposte avanzate, condiviso da esponenti del governo e leader di partito.

Ora si tratta però di renderlo concreto.

Persone che già prima dell’emergenza vivevano in situazioni drammatiche a causa di disuguaglianze profonde oggi sono del tutto prive di un sostegno minimo. Il Reddito di Cittadinanza per l’Emergenza (REM) riguarda lavoratori a tempo determinato con il contratto scaduto o lavoratori irregolari, cioè chi non beneficia di altri ammortizzatori sociali, mentre il Sostegno di Emergenza per il lavoro Autonomo (SEA) punta a migliorare il bonus di 600 euro per il lavoro autonomo, commisurando il suo valore in funzione delle condizioni economiche del nucleo familiare del lavoratore autonomo.

Che sia urgente intervenire lo sanno chiaramente gli operatori che sui territori si adoperano ogni giorno per fornire aiuti concreti e tamponare così l’emergenza economica e sociale. Interventi che da soli non possono bastare perché non è il Terzo settore che può offrire le risposte che competono allo Stato, in attuazione dell’articolo 3 della Costituzione.

Come prevedibile e previsto, l’emergenza sanitaria si è trasformata in emergenza sociale ed economica per troppi cittadini e cittadine. Un governo che non agisse subito, oltre a commettere una grave ingiustizia, si assumerebbe gravi responsabilità. Quella di impedire a molte persone di programmare il futuro perché costrette a occuparsi di cosa mettere sulla tavola per sé e per i propri figli. Quella di esporli alle proposte della criminalità organizzata, che sta espandendo lo strumento dell’usura. Quella di far perdere proprio nei più deboli ogni fiducia nello stato democratico, incapace di attuare la Costituzione. Con il rischio di alimentare rabbia sociale attraverso una guerra tra poveri che potrebbe disgregare società e relazioni.
Ormai non c’è più da aspettare: bisogna intervenire subito.

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