“Come un granello di sabbia”, secondo posto al Premio teatrale IN-BOX

 

L’ultimo lavoro di Mana Chuma Teatro, co-prodotto dalla Fondazione Horcynus Orca, si aggiudica nove repliche e si prepara a portare in tournée la storia di Gulotta, vittima del più grande errore giudiziario italiano.

Già al debutto, lo scorso 30 ottobre al Teatro Cilea di Reggio Calabria, nella cornice dell’Horcynus Festival invernale, era stato un successo assoluto. Adesso non solo il pubblico, ma anche gli addetti ai lavori e i critici teatrali hanno incoronato “Come un granello di sabbia. Giuseppe Gulotta, storia di un innocente”, co-prodotto dalla compagnia reggina Mana Chuma Teatro, Fondazione Horcynus Orca e Horcynus Festival ’15, in collaborazione con Lapec e Giusto Processo, come uno dei migliori spettacoli di teatro contemporaneo dell’anno.

La pièce, che racconta una storia vera dai contorni oscuri e tormentati e dalle conseguenze non risanabili, è stata selezionata tra i sei spettacoli finalisti, su 325 partecipanti, del Premio IN-BOX Blu 2016 (progetto di promozione del nuovo teatro ideato da Straligut Teatro e realizzato col sostegno del Comune di Siena, di Fondazione Toscana Spettacolo Onlus e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, mettendo in rete oltre 40 operatori tra teatri, festival e circuiti regionali).  Andato in scena, alla presenza dello stesso Gulotta, al Teatro dei Rozzi di Siena il 21 maggio, “Come un granello di sabbia” si è aggiudicato il secondo gradino del podio, ex equo con lo spettacolo “Opera Nazionale Combattenti presenta i Giganti della Montagna ATTO III” di Principio Attivo Teatro.

Un riconoscimento che non è solo formale per il lavoro scritto e diretto da Massimo Barilla e Salvatore Arena, anche interprete (scene Aldo Zucco, musiche originali Luigi Polimeni, disegno luci Stefano Barbagallo), ma che regala l’opportunità di portare lo spettacolo, insieme ad attività collaterali di formazione del pubblico, in nove teatri tra i più prestigiosi d’Italia.

“Come un granello di sabbia” è stato infatti votato, e conseguentemente selezionato per la loro prossima programmazione, da due circuiti regionali (ACS Abruzzo Circuito Spettacolo, Cedac Sardegna), e da importanti realtà della scena contemporanea quali Armunia (Castiglioncello, Livorno), ITC Teatro San Lazzaro (Bologna), Teatro Cantiere Florida – Versiliadanza (Firenze), Prospettive Eccentrici Dadarò (Turate, Como), Teatro Comunale di Casalmaggiore (Cremona), Teatro dell’Olivo di Camaiore (Lucca), Teatro Portland (Trento).

Un’occasione importante per far conoscere al pubblico la storia di Giuseppe Gulotta e la sua lotta per ottenere verità e giustizia, dopo oltre 36 anni di calvario giudiziario e 22 di ingiusta detenzione, riconosciuta nel 2012 con il decimo di una lunga serie di processi di revisione che lo hanno definitivamente riabilitato, condannando lo Stato, con la sentenza dello scorso 26 novembre della Corte d’appello di Reggio Calabria, a pagare 6 milioni e mezzo di euro di risarcimento. La sua storia, raccontata nel libro “Alkamar – La mia vita in carcere da innocente” (edizioni Chiarelettere), che Gulotta ha scritto a quattro mani con Nicola Biondo, è un incubo a occhi aperti. Il 13 febbraio del 1976 a 18 anni Giuseppe Gulotta, giovane muratore con una vita come tante, viene arrestato e costretto a confessare con la tortura l’omicidio di due carabinieri ad Alkamar, una piccola caserma in provincia di Trapani, in quella che viene ricordata come la strage di Alcamo Marina. Il delitto nasconde misteri indicibili: servizi segreti e uomini dello Stato che trattano con gruppi neofascisti, traffici di armi e droga. Per far calare il silenzio serve un capro espiatorio, uno qualsiasi. È Gulotta, un innocente che non è mai fuggito, ha lottato a testa alta, restando lì come un granello di sabbia all’interno di un ingranaggio più grande di lui, vittima uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia d’Italia.

“Siamo orgogliosi di questo riconoscimento – sottolineano Massimo Barilla e Salvatore Arena – perché per una compagnia come la nostra, indipendente e che ha fatto della scelta di restare al sud, pur nella consapevolezza delle maggiori difficoltà che questo comporta, il centro della propria identità artistica, è un’occasione abbastanza unica per far conoscere il proprio lavoro su scala nazionale. Ci consente di dar voce alla storia drammatica di Giuseppe in importanti realtà nazionali e di sviluppare progetti paralleli sul nostro percorso drammaturgico, aprendo la strada a ulteriori collaborazioni. Per noi è una grande responsabilità: la responsabilità di non tacere l’incredibile vicenda legale, la lunghissima serie di omissioni, errori, leggerezze, falsificazioni, palesi violazioni della legge che oggi ci fanno definire questa vicenda come una vera e propria frode giudiziaria; di far emergere il contesto e gli interessi in campo che generano il dramma; ma soprattutto la responsabilità di declinare la drammaturgia attraverso la vicenda umana di Giuseppe Gulotta ma anche, di volta in volta, delle vittime della strage, Salvatore e Carmine, e degli altri capri espiatori designati, Giovanni, Vincenzo e Gaetano, rendendo giustizia alla dimensione personale di vite quasi interamente sottratte per ragioni inconfessabili. Abbiamo provato a innescare un processo di identificazione in Giuseppe Gulotta, pur senza aver sofferto quello che ha sofferto lui con incredibile senso di dignità e consapevolezza, tentando di sottrarci da qualsiasi intento retorico”.

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